Un altro modo di leggere le organizzazioni

Ogni progetto comincia da una domanda concreta e si sviluppa nell’incontro tra ricerca, esperienza sul campo e dialogo con le organizzazioni. Nel corso degli anni ho collaborato con imprese, enti pubblici, organizzazioni del terzo settore e istituzioni formative, accompagnando processi di cambiamento, sviluppo della leadership, crescita delle competenze, benessere organizzativo e innovazione culturale. Questo lavoro ha progressivamente definito le linee di ricerca che oggi rappresentano il filo conduttore della mia attività e che ritrovi, con prospettive diverse, nei progetti di consulenza, negli articoli, nelle pubblicazioni, nella formazione e negli interventi pubblici.

Non sono, per me, discipline separate, ma modi diversi di osservare la stessa realtà; ognuna illumina un aspetto del funzionamento dei sistemi umani e tutte insieme contribuiscono a comprendere come persone, relazioni e organizzazioni possano evolvere e affrontare la complessità del presente.

chiavi di lettura

E' tra ricerca e pratica, che si sviluppa il mio lavoro: trasformare conoscenze complesse in strumenti per comprendere e agire.
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Al centro del mio lavoro c’è il tentativo di comprendere ciò che accade nei sistemi umani quando le persone devono orientarsi, decidere, collaborare e cambiare insieme. Considero le organizzazioni sistemi viventi, attraversate da relazioni, linguaggi, memorie, strutture e tensioni che si influenzano continuamente, perché ciò che avviene in un gruppo non dipende mai da una sola causa, ma dal modo in cui molti elementi entrano in relazione e producono effetti spesso difficili da leggere dall’esterno.

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Per questo mi interessa anche ciò che accade nel corpo e nei processi biologici che accompagnano l’esperienza del lavoro. Le neuroscienze sociali, la PNEI e l’epigenetica aiutano a comprendere come sicurezza, incertezza, stress, fiducia e qualità delle relazioni influenzino il modo in cui pensiamo, prendiamo decisioni, recuperiamo energia e rimaniamo disponibili al confronto. Non si tratta di ridurre le organizzazioni alla biologia, ma di riconoscere che il lavoro viene vissuto da persone intere, nelle quali mente, corpo, storia e contesto non possono essere separati.

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Da qui deriva anche la mia idea di leadership, che considero prima di tutto una funzione relazionale. Un leader non incide soltanto attraverso ciò che decide, ma anche attraverso il modo in cui ascolta, comunica, distribuisce responsabilità, rende possibile il dissenso e contribuisce a creare le condizioni nelle quali un team può pensare, apprendere e agire con maggiore lucidità. Mi interessa comprendere come queste dinamiche influenzino la collaborazione, la qualità delle decisioni e la capacità dei gruppi di attraversare la complessità senza perdere coesione.

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Tutto questo si interseca infine con il tema dell’apprendimento permanente, perché persone e organizzazioni non cambiano semplicemente acquisendo nuove informazioni. Cambiano quando riescono a dare significato all’esperienza, a rivedere abitudini e interpretazioni, a costruire nuove competenze e a trasformare progressivamente il proprio modo di agire.